Le attività realizzate dalla Delegazione italiana del CIC sono le più svariate, ma comunque tutte attinenti la miglior conduzione dell'attività venatoria, intesa come gestione oculata delle popolazioni di fauna selvatica in connessione alla conservazione e tutela degli habitat naturali tipici di ciascuna specie.
E' infatti ampiamente dimostrato come una caccia giudiziosa, insieme alla preservazione degli ambienti, lungi dal compromettere l'esistenza delle specie selvatiche, ne garantisca invece la perpetuazione e il miglioramento quanti-qualitativo, armonizzando tra loro il mondo della natura e le attività tradizionali dell'uomo. Questa impostazione, viene diffusa dal CIC Italia tramite l'organizzazione di convegni, seminari, mostre ed esposizioni, nonché nei contatti con le Istituzioni internazionali, nazionali e regionali.
 
Indice argomenti trattati
 
 
GUIDA AI MUSEI E COLLEZIONI DI CACCIA, TROFEISTICA ED ORNITOLOGIA D’EUROPA

E’ stata pubblicata a maggio 2011 la tanto attesa “Guida ai Musei e Collezioni di caccia, trofeistica ed ornitologia d’Europa” dell’avv. Michele Federico Popper, socio della Delegazione italiana del CIC Int., presentata dal Capo Delegazione, avv. Giovanni Bana, durante l’Assemblea Nazionale tenutasi il 30 aprile 2011 a Racconigi (Cn) e a San Pietroburgo, in occasione dell’Assemblea Generale del CIC Int. (11-15/05/2011). Questa Guida, disponibile a breve anche sul web, è una riedizione ampliata ed aggiornata del “catalogo” dei Musei di Caccia d’Europa pubblicato dal CIC nel 1983, e contiene una breve descrizione dei Musei e delle principali Collezioni private di caccia, trofeistica ed ornitologia d’Italia, con i loro indirizzi e recapiti. Dalle parole della presentazione del volumetto da parte del Capo Delegazione: “Presentare per l’Italia una prima guida (…) rappresenta la volontà di far conoscere la nostra realtà del passato senza voler essere assolutamente dei tradizionalisti. (…) La guida vuole dare testimonianza dei nostri valori culturali, assolutamente radicati nella gente.” Insomma, un volume che non può assolutamente mancare nella biblioteca di ogni appassionato cacciatore o amatore. Per info e per richiesta copie: cicitalia@libero.it.

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CORSO MISURATORI TROFEI CIC

Presso i locali dell’Università di Udine si è tenuto un Corso per Misuratori Trofei – Metodo CIC Int. – dal 27 al 29 maggio 2011. Gli aspiranti misuratori che hanno partecipato a questa “tre giorni” erano ben 26; si è incominciato con la parte teorico- introduttiva, per poi continuare con la parte pratica, i confronti, le valutazioni e la finale consegna dei meritati diplomi e dello stemma di Misuratore del CIC. Un corso che ha avuto molto successo e che ha raggiunto gli obiettivi prefissati, grazie all’organizzazione del dr. Bruno L. Vigna, Presidente della Commissione Grand Gibier/Esp. & Trofei del CIC, del prof. Giovanni Persona, Vice-Presidente della stessa Commissione, grati comunque per l’accoglienza e disponibilità del Direttore dell’Università di Udine – Dipartimento Scienze Animali – prof. Piero Susmel, e alla professionalità di tutti i docenti, Gianfranco Malisan, Adriano Fornesi, Ezio Albertini, Enzo Berzieri, Franco Galazzini, Giuseppe Bernasconi e Marco Franco Franolic. Un’esperienza davvero rilevante che valorizza ancora una volta l’importanza dell’etica e il valore socio-culturale della caccia, consentendoci così di essere alla pari degli altri Paesi mitteleuropei.

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CIC E FACE - UN FORTE RAPPORTO COLLABORATIVO

C’è da essere ben lieti delle ottime relazioni che esistono tra la FACE a Bruxelles e il CIC a Budapest nella trattazione delle innumerevoli questioni che interessano le due organizzazioni. A questo proposito, il Presidente FACE, Gilbert de Turckheim, nel messaggio di saluto alla recente 58a Assemblea Generale del CIC a San Pietroburgo, ha voluto precisare il ruolo delle due organizzazioni sui vari dossier aperti. “Questi temi che noi trattiamo insieme riguardano, soprattutto, l’applicazione dei testi legislativi internazionali in materia di conservazione e utilizzo durevole della fauna selvatica, riguardante la CITES, la Convenzione di Bonn, quella sulla Diversità Biologica e altri testi pertinenti. Ma c’è anche la rappresentanza della comunità internazionale dei cacciatori a livello di Unione Mondiale per la Natura/UICN, la promozione e la difesa dei nostri interessi in relazione a certi settori della società che riguardano soprattutto i diritti degli animali. C’è anche sicuramente lo sviluppo e la messa in vigore di una politica di comunicazione coerente. E’ indispensabile che noi evidenziamo fortemente e pratichiamo una buona coordinazione delle nostre attività e dei nostri settori di competenza al fine di assicurare un massimo di efficacia e di complementarietà, il tutto rispettando le identità e le particolarità proprie di ciascun organismo (n.d.r. che bello se anche nel nostro paese si operasse in tal modo almeno fra le Associazioni di FACE Italia!). Con lo scopo di razionalizzare questo dibattito su chi fa cosa, quando e come, credo che sarà opportuno fare una specie di classificazione delle diverse strutture e organizzazioni aventi ciascuna il proprio ruolo specifico nella caccia e nella gestione della fauna selvatica. Prima di tutto vi sono gli organismi di Stato operanti sotto la tutela dei Ministeri competenti per la caccia e che effettuano dei compiti di amministrazione, di ricerche applicate e di “controllo” della caccia. E’ particolare la situazione francese con l’Ufficio Nazionale della Caccia e della Fauna Selvatica – ONCFS – e esistono delle strutture comparabili in numerosi altri Paesi. Vi sono poi le associazioni non governative, elette dal mondo della caccia. Queste sono costituite democraticamente e rappresentano una proporzione significativa, arrivando circa al 100% del numero totale dei cacciatori di un Paese a nome dell’entità geografica in questione. Sono queste strutture che hanno il potere e il dovere di gestire la caccia, poiché rappresentano politicamente la base dei cacciatori presso i decisori governativi. A livello europeo queste associazioni hanno creato la FACE al fine di promuovere e difendere presso l’Unione Europea, il Parlamento Europeo e il Consiglio d’Europa, gli interessi dei 7 milioni di uomini e di donne che cacciano, proteggono, lavorano per il territorio e conservano gli spazi selvaggi in Europa. Bisogna constatare che queste strutture governative rappresentative dei cacciatori sono totalmente sottomesse agli obblighi di gestione riguardanti la caccia. Questi obblighi non sono sufficientemente progrediti e, quindi, non lasciano sufficiente libertà di espressione per svolgere delle pertinenti riflessioni per il futuro. E per questo motivo c’è una vera necessità, per la promozione della caccia, di beneficiare, a fianco degli organismi di gestione, di strutture più tematiche e specifiche come il CIC, che agiscono come laboratori di idee, come organi di riflessione e come catalizzatori, al fine di assicurare un’ etica e una pratica della caccia in armonia con gli altri settori della società, compresi quelli che praticano altri approcci alla conservazione della fauna selvatica. Sono questi organismi che dovranno lanciare dei dibattiti, offrire delle idee nuove ed esaminare delle strategie più a lungo termine, perché la caccia e i cacciatori possano continuare ad assumere pienamente le loro funzioni socio-economiche, ecologiche e culturali. E’ a questo livello che il CIC gioca pienamente il suo ruolo, come il Comitato Economico e Sociale europeo posto a fianco degli organi di “governo”. A tal proposito, come Presidente di FACE mi auguro vivamente che in questo clima di proficua collaborazione i buoni rapporti esistenti siano rinforzati tra questi tre tipi di strutture, anche a livello locale, nazionale, europeo e internazionale. La mia presenza, e quella di numerosi altri membri, rappresentanti delle Associazioni Nazionali aderenti alla FACE, alla vostra Assemblea Generale, come a quelle degli anni precedenti, testimoniano questa forte volontà.
(Dall’intervento del Presidente della FACE, Gilbert de Turckheim, in occasione della 58a Assemblea internazionale del CIC a San Pietroburgo, 12-15 maggio 2011).

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IL CIC

Il CIC (Consiglio Internazionale della Caccia e della Salvaguardia della Fauna) è stato costituito con atto pubblico nel 1928 a Parigi. L’attuale sua sede è a Budapest, in Ungheria. Siede nel consesso dell’ONU quale ONG (Organizzazione Non Governativa). In oltre 80 Stati è rappresentato da una Delegazione nazionale che si rinnova ogni tre anni nell’ambito dell’Assemblea nazionale, secondo lo statuto internazionale. La Delegazione italiana è composta da un Capo Delegazione, un Vice Capo Delegazione, un Tesoriere, e da 78 soci, di cui 3 quali membri di Stato e gli altri a titolo personale o in rappresentanza di associazioni venatorie. Una parte degli aderenti paga una quota sociale, una cui frazione va direttamente alla sede centrale di Budapest. Gli Stati membri, per legge, versano la quota annuale che va direttamente alla sede centrale, senza transitare sul conto della Delegazione che gestisce annualmente la sua attività. Durante l’Assemblea Generale di San Pietroburgo 2011 è stato nominato, quale Vice-Presidente internazionale, il dott. Massimo Marracci.
Gli scopi del CIC sono quelli di cui all’art. 2 dello Statuto, tra cui:
lett. e) utilizzazione durevole delle risorse naturali;
lett. g) miglioramento della gestione della fauna selvatica;
lett. h) sostegno della ricerca scientifica, formazione e informazione del pubblico delle finalità del CIC.
La Delegazione è retta dalle norme associative del Codice Civile, come ogni altra organizzazione volontaristica. Nel Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale (CTFVN) vi è per legge (ex art. 8 L.N. 157/92) un rappresentante della Delegazione italiana del CIC. Alcuni rappresentanti del CIC fanno parte, proprio in virtù della sua posizione super partes, delle Consulte faunistico-venatorie regionali, secondo le disposizioni ivi esistenti. Tutta l’attività è svolta a livello volontaristico senza alcun scopo di lucro. Ogni Delegazione ha un regolamento interno (art. 5 e 5.1 dello Statuto). La Delegazione italiana ha un regolare codice fiscale –  97584450015 – presso la sede del suo Tesoriere, Carlo Alberto Pejrone.

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58A ASSEMBLEA INTERNAZIONALE DEL CIC: A SAN PIETROBURGO I CACCIATORI PER UN USO SOSTENIBILE DELLE RISORSE NATURALI

Dal 12 al 15 maggio 2011, il CIC (Consiglio Internazionale della Caccia e della Conservazione della Fauna), leader mondiale nella caccia sostenibile e nella conservazione delle specie selvatiche, ha riunito i suoi membri da tutto il mondo a San Pietroburgo, per la 58a Assemblea Generale, all’insegna del motto: “La Caccia, una parte di eredità culturale”. “Il CIC è particolarmente grato al Governo russo, alla città di San Pietroburgo e alla Federazione Russa delle Associazioni Pubbliche di Caccia e Pesca per l’invito a tenere questa Assemblea Generale a S. Pietroburgo”, ha affermato Bernard Lozé, Presidente del CIC. “In una cornice di begli scenari e incontri sociali, noi membri, partner e amici del CIC ci riuniamo qui a S. Pietroburgo per raggiungere alcuni importanti obiettivi e risultati concreti, in linea con le nostre idee e la nostra missione. Stiamo ancora celebrando il successo della falconeria, che è stata inserita nella lista dei Patrimoni Mondiali dell’UNESCO, dimostrando davvero che la caccia è una parte integrante della cultura e fondamentale per lo sviluppo umano”, ha concluso Lozé. Come editore il CIC ha presentato a San Pietroburgo la 9a edizione de “L’evoluzione della CITES”, un manuale che sosterrà il lavoro della Convenzione CITES (Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie minacciate di Flora e Fauna selvatiche) per migliorare la regolamentazione del commercio delle piante e degli animali a rischio d’estinzione ( HYPERLINK "http://www.cites.org" www.cites.org). La posizione del CIC sarà davvero importante a tal fine, in quanto ogni autorità CITES nel mondo, dai punti di controllo doganali agli aeroporti internazionali, lavorerà con questo libro di ben 934 pagine con il logo del CIC stampato in copertina. Nel corso della cerimonia inaugurale presso l’Istituto Smolny, che ha visto gli interventi, oltre alla Presidenza del CIC, di Yuri Troutnev, Ministro delle Risorse Naturali della Federazione Russa, di Valentina Matvienko, Governatrice di San Pietroburgo e di John Scanlon, Segretario Generale CITES, è stato presentato un filmato sulla natura, le specie selvatiche e la caccia in Russia, della quale ha poi parlato il Presidente della Federazione Russa delle Associazioni Pubbliche di Caccia e Pesca, nonché Capo della Delegazione russa del CIC, Edward Benderskiy. Erano inoltre presenti, intervenendo nei lavori introduttivi, Nicholas Hanley della Commissione UE, Kalev Sepp, Vice-Presidente dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), Thierry de l’Escaille, Segretario generale di ELO (Organizzazione dei Proprietari Terrieri Europei), Gilbert de Turckheim, Presidente della FACE, e Nikola Belev, Presidente di OIE (Organizzazione Mondiale della Sanità Animale). Tutti ospiti testimonianti le proficue relazioni operative intrattenute nel mondo dal CIC con tante organizzazioni non venatorie, ma di fondamentale complementarietà alla caccia e alla conservazione, perché risultati decisivi possono essere ottenuti soltanto grazie a un impegno comune e condiviso tra più soggetti, siano essi istituzionali, professionali o volontaristici: unico modo per evitare che la caccia si isoli dal resto del mondo, mentre invece ne è parte integrante. A seguire, si sono poi svolte le sessioni delle tre attuali nuove Divisioni in cui si articola concretamente il CIC, ossia la Divisione Giuridica, la Divisione Scienze Applicate e la Divisione Cultura. Ciascuna di esse si avvale dell’apporto di membri CIC esperti e professionisti in questi settori, che con il loro contributo consentono di definire le strategie di lavoro e gli obiettivi da conseguire. Basti citare alcuni tra i numerosi argomenti in discussione, per rendersi conto della concretezza che anima l’operato del CIC: l’avanzata dei grandi carnivori, che stanno ripopolando i loro habitat originari in Europa e che pongono seri problemi di coabitazione con l’uomo e altre specie selvatiche, da governare e risolvere, come l’impatto della lince eurasiatica sul capriolo, la lepre e i Tetraonidi, o il ritorno del lupo in Svizzera e Svezia; la figura del cacciatore quale naturalista, conoscitore dei principi, criteri e indicatori della caccia durevole; le tecniche di limitazione degli impatti delle lavorazioni agricole nei territori a prati stabili e praterie da foraggio; le metodologie di conservazione degli uccelli acquatici in Russia, intesi come risorsa internazionale; la nuova strategia per la biodiversità programmata dall’Unione Europea. Accanto a questi temi preponderanti, si è anche discusso di cani da caccia, falconeria, caccia nell’arte russa, letteratura in tema venatorio e ambientale, caccia e musica. La Divisione Cultura, in particolare, ha insignito di un riconoscimento il volume illustrato “Caccia nelle Alpi – Fauna Selvatica” di autori vari, pubblicato dalla Casa Editrice Athesia di Bolzano, ideato ed edito dagli italiani Ingeborg Lanthaler e Johann Waldner, mentre il prestigioso Premio Internazionale CIC Edmond Blanc è stato quest’anno assegnato al Cangandala National Park and Luando Reserve dell’Angola, con un diploma di riconoscimento all’Associazione russa Kurgan Regional Union of Hunters and Fishermen. L’assemblea dei soci ha quindi approvato i bilanci, alcune modifiche statutarie e l’ingresso di nuovi soci (tra cui la comasca Associazione dei Cacciatori di Valbrona), nonché il nuovo Comitato Direttivo che guiderà il consesso mondiale dei cacciatori per il prossimo triennio. Il Presidente Lozé è stato riconfermato, così come è stato nominato, quale Presidente d’Onore, Dieter Schramm. Cambio della guardia, al contrario, per diversi Vice-Presidenti, e l’Italia ha avuto l’onore di vedere eletto Massimo Marracci alla Vice-Presidenza per il Mediterraneo, che raggruppa tutti i paesi delle rive nord e sud del Mare Nostrum, nonché è stato riconfermato Advisateur Giovanni Pejrone. Per il nostro Paese, oltre al Capo Delegazione Giovanni Bana, al Vice-Presidente uscente Carlo Alberto Pejrone (nominato membro di un ristretto gruppo di Consiglieri del Presidente d’Onore) e al Segretario della Delegazione Massimo Marracci, hanno partecipato all’incontro in Russia i Presidenti di Federcaccia e di ANUUMigratoristi, rispettivamente Gianluca Dall’Olio e Marco Castellani, Anna Maria Bianchi e Stefano D’Ambrosi del Ministero per le Politiche Agricole, Bruno Lauro Vigna, Presidente della Commissione CIC Italia Grand Gibier – Esposizioni e Trofei, Vito Genco di ANPAM e Mauro Silvis del CNCN, e gli altri soci Enrico Scoccini, Valentino Sanvito, Carlo Peroni, Giuseppe Cassina, Luigi Quaglio. La 59a Assemblea Generale avrà luogo in Sudafrica dal 7 all’11 maggio 2012.

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IL CIC ITALIA RIUNITO A RACCONIGI - UNA MEDAGLIA A RICORDO DELL’INCONTRO

Presso il Castello di Racconigi, in provincia di Cuneo, una delle storiche dimore (anche di caccia) di Casa Savoia, si è svolta il 30 aprile l’Assemblea annuale della Delegazione italiana del CIC, seguita dal seminario di studio “La caccia sostenibile nei programmi del Re Cacciatore”. Lo spunto per la manifestazione è stato offerto dalle celebrazioni per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, ricorrenza cui anche il CIC ha voluto tributare il proprio omaggio riunendo in Piemonte un folto numero di membri della Delegazione insieme a familiari e simpatizzanti dell’importante consesso internazionale, per l’occasione rappresentato dal Presidente internazionale, Bernard Lozé, e dal Presidente onorario, Dieter Schramm. Nel corso dell’Assemblea, presieduta dal Capo Delegazione, avv. Giovanni Bana, e dal Segretario generale, dr. Massimo Marracci, insieme al Vice-Presidente internazionale e Tesoriere, prof. Carlo Alberto Pejrone, e al prof. Alberto Quaglino, veri e indiscussi artefici della perfetta organizzazione, sono state passate in rassegna tutte le attività svolte nel 2010 e nei primi mesi del 2011, sia nel settore della comunicazione che dell’organizzazione o patrocinio di eventi che hanno messo l’accento sugli aspetti culturali e gestionali della caccia, senza peraltro trascurarne i risvolti economici ed etici. Tra i presenti, a vario titolo, il dr. Gianluca Dall’Olio (Presidente Federcaccia), il dr. Marco Castellani (Presidente ANUUMigratoristi), Alberto Benatti (Vice-Presidente Libera Caccia), il dr. Bruno Vigna (Past-President UNCZA), Adriano Raffaelli e Enrico Scoccini (avvocati alla CJCE), il prof. Adriano Tosello (Sindaco di Racconigi), Pierluigi Macco (Comandante Corpo Forestale Regione Piemonte), l’ing. Vittorio Viora (Presidente provinciale Confagricoltura). Si è inoltre provveduto a tracciare i programmi per i prossimi mesi, tra cui la partecipazione alla 58a Assemblea Generale internazionale, che si terrà a San Pietroburgo a metà maggio e che vedrà la candidatura alla Vice-Presidenza, tra gli altri, di Massimo Marracci, per il mantenimento di una qualificata rappresentanza del nostro Paese nel Comitato direttivo del CIC. Nella magnifica cornice del parco di Racconigi e delle ristrutturate scuderie reali, tra i diversi nidi di cicogne ospitati dalle torri e dalle guglie degli edifici, si è quindi proseguito con il seminario di studio che ha ripercorso le vicende storico-architettoniche sia di Racconigi e del suo parco, che del Re Cacciatore e Re Galantuomo, Vittorio Emanuele II, introdotto dai saluti di Bana, di Lozé, del Presidente del sodalizio Amici del Castello di Racconigi, conte Luigi Rossi di Montelera, e del dr. Mario Turetta, Direttore regionale Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte. I relatori che si sono succeduti – il dr. Renato Balestrino, quale Responsabile delle attività culturali presso il Castello, il prof. Pietro Passerin d’Entrèves, Rettore dell’Università della Valle d’Aosta, la d.ssa Caterina Gromis di Trana – hanno concentrato la loro attenzione sui temi del parco-giardino, delle cacce reali alpine e della gestione faunistica che, nel caso negativo per Racconigi dello scoiattolo grigio, ha dimostrato la dannosità delle ideologie animaliste per una reale tutela delle specie animali e vegetali autoctone. Hanno concluso i lavori Jean Servat, già Amministratore generale del CIC, che ha ripercorso la storia del consesso internazionale dei cacciatori nonché del Parco nazionale del Gran Paradiso in relazione al Parco nazionale della Vanoise in Francia, e Dieter Schramm, rivolgendo un vibrato appello ai cacciatori italiani affinché la gestione attiva della biodiversità nell’applicazione delle Convenzioni internazionali di settore veda sempre più partecipe il mondo venatorio con il suo bagaglio di conoscenze e di professionalità.
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Il giorno successivo, i partecipanti si sono trasferiti presso la Venaria Reale, nel Torinese, ove la visita della Reggia e, soprattutto, della mostra “La Bella Italia”, ricca di dipinti, sculture, miniature, mosaici e altri gioielli di altissimo valore artistico, allestita per il 150° dell’Unità d’Italia, hanno ulteriormente evidenziato la straordinaria ricchezza culturale della nostra storia che, pur nella molteplicità dei soggetti che nel tempo hanno governato i nostri territori (Impero romano, Comuni, Principati, Regni, potenze straniere, ecc.), ha posto sempre l’Italia al centro della civiltà occidentale. Una due giorni ottimamente organizzata e riuscita, anche nello spirito di amicizia e collaborazione che contraddistingue la vita del CIC a tutti i livelli, chiudendo la manifestazione con un emozionante concerto tenuto dell’Equipaggio dei Corni da Caccia della Regia Venaria, esibizione musicale dell’Accademia di Sant’Uberto, nel cortile antistante l’omonima cappella.
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L’occasione è stata propizia per la consegna di una medaglia di attestazione delle significative attività del CIC e per la sua rilevante presenza nel campo della tutela della Natura da parte del Presidente della Repubblica italiana, anche questo nel significativo ricordo del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia. La medaglia, consegnata al Presidente, Bernard Lozé e dallo stesso rimessa al Prefetto di Cuneo, d.ssa Patrizia Impresa, è stata a sua volta consegnata al dott. Mario Turetta, Direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte, perché venga lasciata a testimonianza di questa giornata presso il Castello di Racconigi, decretato “Il più bel Parco d’Italia” nell’anno 2010. Avevano inviato, tra gli altri, i loro messaggi di convinta partecipazione, il Presidente della Giunta regionale del Piemonte, avv. Roberto Cota e il Presidente della Provincia di Cuneo, Giovanna Gancia, nonché il Comandante dei Carabinieri di Cuneo, col. Francesco Laurenti. Al termine dell’assemblea sono stati preannunciati luoghi e date delle prossime assemblee (salvo conferme): 1-2-3 giugno 2012 nelle Marche, ospiti dell’avv. Enrico Scoccini e a fine maggio 2013 ad Asolo – Treviso, ospiti dell’avv. Adriano Raffaelli, per un nuovo modo di intendere la nostra organizzazione nazionale nello spirito autorevole ma amichevole del CIC.

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TUTTO SUI TROFEI “IL CACCIATORE TRENTINO”

E’ un numero, l’82, del tutto particolare della rivista “Il Cacciatore Trentino”, completamente dedicato ad un grande evento: la prima rassegna di gestione unica per tutto il Trentino, in occasione del 40° anniversario delle mostre dei trofei. Un avvenimento assolutamente inedito perché, per la prima volta nella storia della caccia in Trentino, tutti i trofei raccolti in una stagione venatoria sono stati esposti insieme, in quello straordinario palcoscenico che è la fiera di Riva del Garda, Expo Riva Caccia-Pesca-Ambiente 2011. E’ stata una grande festa, un importantissimo momento di incontro e riflessione. Ma anche una splendida occasione per rendere visibile a tutti quello che fanno i cacciatori trentini con i risultati gestionali presentati in un contesto fieristico e culturale di portata internazionale. Il “quarantesimo compleanno” delle mostre dei trofei non è una ricorrenza qualunque. Dimostra come, da sempre, i cacciatori trentini abbiano operato con estrema attenzione alla conservazione del patrimonio faunistico, alla conservazione dei “nostri” animali. Le rassegne sono infatti la conseguenza logica e “sociale” delle valutazioni tecniche: il momento essenziale dove si pesa e si giudica, anno per anno, la bontà della gestione. I trentini lo fanno da generazioni, sulla spinta dell’impostazione mitteleuropea che caratterizza la loro caccia, sia in termini culturali, che normativi e tecnici. Per dirla tutta… i cacciatori trentini fanno gestione della fauna sin da quando questa parola era del tutto sconosciuta al mondo venatorio italiano. E svariati decenni prima che vi facesse ingresso. Di questo devono essere, crediamo giustamente, molto fieri. L’Associazione Cacciatori Trentini è meritevole di tutta la massima attenzione per l’organizzazione e la buona riuscita di questa grande manifestazione.
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In questo contesto è opportuno ricordare che è molto importante il significato gestionale della valutazione dei prelievi realizzati. Due sono gli elementi che caratterizzano la valutazione dei prelievi in un’ottica di corretta gestione venatoria: il primo riguarda le considerazioni sull’entità del prelievo realmente effettuato, la sua suddivisione in classi di età precise, le considerazioni relative ai tempi ed al numero di uscite necessarie alla sua realizzazione; il secondo, invece, si basa su attente analisi biometriche, sanitarie e genetiche sui singoli individui prelevati. Nel primo caso le valutazioni da effettuare non devono essere limitate alla sola verifica della conformità dell’abbattimento con le assegnazioni, ma dovrebbero consentire anche di monitorare costantemente l’andamento del prelievo per poter prendere gli opportuni provvedimenti in modo tempestivo qualora subentrino fattori inaspettati che potrebbero compromettere il mantenimento di condizioni di densità ottimali. La capacità, poi, di valutare in modo preciso gli abbattimenti realizzati, in termini di frequenze di individui di diverse età, all’interno di ciascuna classe di abbattimento risulta di grande importanza. Per tutte le specie di Ungulati infatti risulta semplicemente impossibile in capi adulti determinare con precisione l’età dei soggetti in natura, e in alcune specie anche l’individuazione di capi subadulti, in particolare nelle classi femminili, può risultare difficoltosa. L’esame dei capi abbattuti fornisce quindi informazioni non altrimenti ottenibili sulla struttura di età della popolazione, nonché sulle età medie e massime raggiungibili all’interno delle classi di abbattimento più mature. Le metodologie di determinazione delle età presentano difficoltà differenti fra Bovidi e Cervidi, visto che, in questi ultimi l’analisi della dentatura assume un valore predominante e comporta forti variazioni legate alle aree geografiche; in tal senso una precisa calibrazione locale del metodo è fortemente consigliabile per giungere a risultati sempre più attendibili. Queste informazioni contribuiscono ad orientare in modo opportuno le scelte in merito all’entità e alle strutturazione del piano di abbattimento annuale di una determinata specie. La raccolta di dati biometrici, se realizzata con un buon grado di precisione, permette la realizzazione di utilissime banche dati che consentono di valutare lo stato fisico delle popolazioni descrivendone, e spesso anticipandone, le sue tendenze di sviluppo, positive o negative, consentendo in definitiva di attuare le scelte gestionali conseguenti e più opportune. Va sottolineato che questa pratica consente di prevenire e correggere gravi problemi di destrutturazione e diminuzione di qualità nei capi, piuttosto che dover rincorrere le emergenze, una condizione piuttosto comune, anche se assai negativa, nella gestione della fauna nel nostro Paese. L’analisi dei capi abbattuti consente inoltre un monitoraggio costante e continuativo della situazione sanitaria, utile a riconoscere tempestivamente e ad intervenire per eventuali problematiche in atto. La recente espansione della rogna sarcoptica sulle Alpi costituisce forse l’esempio più eclatante di tale necessità, ma molte sono le patologie che, se non accuratamente seguite, possono costituire un problema rilevante per il corretto sviluppo delle popolazioni di Ungulati selvatici ed, in generale, di mammiferi ed uccelli. In conclusione, si può affermare che l’analisi del prelievo effettuato, sia in termini di esecuzione temporale e ripartizioni in età dei capi abbattuti, sia in termini di analisi puntuale della caratteristiche biometriche, genetiche e sanitarie dei singoli capi, costituisca una parte fondamentale della corretta gestione di una specie soggetta a prelievo, questo è tanto più vero per gli Ungulati nei quali la complessa struttura di popolazione impone un elevato grado di conoscenza per evitare gravi conseguenze nella loro gestione.

TROFEI, PUNTEGGI, GESTIONE
A partire dalla fine del 1800 si osserva l’affiorare di una filosofia che, riunendo motivazioni sportive, sociali, naturalistiche, inizia a creare le basi per una visione complessiva dell’arte cinegetica, non più come azione di rapina e di sfruttamento a discapito della fauna, ma come funzione di gestione generalizzata dell’ambiente. Nei cenacoli nobiliari europei si fondarono le prime associazioni che si proponevano di valorizzare soprattutto le emozioni derivanti dalla pratica della caccia e di creare ed estendere una cultura venatoria sostenuta da conoscenze scientifiche. Su questa spinta, nel 1930, a Parigi, grazie all’iniziativa di alcuni cacciatori provenienti da 28 Paesi diversi, vide la luce il CIC (Conseil International de la Chasse). Il “Consiglio Internazionale della Caccia” che, successivamente, aggiunse alla sua “ragione sociale” anche la dicitura “… e della Conservazione della Fauna”, si proponeva, fra le altre cose, di stabilire dei criteri generali per confrontare i trofei di caccia dei mammiferi attribuendo dei punteggi che potessero essere un indice significativo dello sviluppo morfologico dell’animale e, di conseguenza, dello stato “qualitativo” della popolazione. Nel 1934, all’interno del CIC, venne istituita una Commissione con l’incarico di predisporre dei criteri omogenei per la valutazione dei trofei di caccia della selvaggina europea e, nel 1937, a Berlino, si tenne la prima esposizione mondiale. In quell’occasione, per la prima volta, si applicarono le formule di attribuzione di punteggio ai trofei, come sono praticamente utilizzate ancora oggi. L’effetto di questa nuova visione del prelievo venatorio trasferì lentamente l’interesse della maggior parte dei cacciatori dal peso delle “masse muscolari”, alla massa dei palchi, alla lunghezza di corna, di stanghe, di difese, di crani e di pellicce. L’effetto inizialmente fu in parte positivo, ma non mancarono le aberrazioni suscitate da questa nuova cultura, che si tradussero nel mito del trofeo. Si somministrarono, attraverso il foraggio invernale, integratori e stimolatori ormonali, si rinchiusero gli animali in recinti costringendoli ad assumere foraggi controllati con l’unico scopo di ottenere grandi trofei. Gli estremi si toccarono allorché si liberarono in alcun regioni dell’Europa centrale popolate del Capriolo europeo (Capreolus c. capreolus) alcuni esemplari del più robusto Capriolo siberiano (Capreolus pygargus), provvisto di stanghe molto lunghe, affinché con il suo contributo genetico migliorasse i palchi dei soggetti indigeni. Ma, cosa ancora più sorprendente, in quanto avvenuta in tempi recentissimi e sempre allo stesso scopo, è il rilascio in alcune vallate alpine di un certo numero di soggetti maschi di Cervo, probabilmente originari della regione danubiana e provenienti verosimilmente da recinto. Su questo specifico punto invitiamo a leggere il recente volume “Catalogo dei Trofei Nazionali valutati nel 2009” edito dal CIC Italia (Via Sebastiano del Piombo, 19 – 20149 Milano), recensito su questa rivista nel n. 06/2010 (pag. 33). Per saperne di più invitiamo a leggere il testo integrale tratto da “Il Cacciatore Trentino” n. 82, in occasione della 40a edizione speciale su la “Rassegna di gestione unica del Trentino”, a cura di Gianpaolo Sassudelli (Presidente), di Marco Apollonio, Roberta Chirichella, Stefano Grignolio (Dipartimento di Zoologia e Genetica evoluzionistica, Università degli Studi di Sassari) , nonché di Paolo Demartin.



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21/02/2011 - CACCIA IN CUCINA: PARTITA LA IX EDIZIONE

Roma, 15 settembre 2010 – Significativi i risultati emersi dall'indagine demoscopica che CNCN (Comitato Nazionale Caccia e Natura) e Face Italia (Federcaccia, Libera Caccia, AnuuMigratoristi, Enalcaccia) hanno commissionato all'istituto Astra Ricerche sul tema "Gli italiani e la caccia". Alla base di questo studio c'è la volontà del mondo venatorio di comprendere meglio i sentimenti e le opinioni degli italiani in merito ad un tema caldo ed emotivamente coinvolgente, che troppo spesso non lascia spazio ad un confronto sereno, basato su argomentazioni scientifiche. Per affrontare questo impegno in modo limpido e trasparente, accettando il rischio di risultati non in linea con le aspettative dei cacciatori, è stato scelto un istituto di ricerca indipendente rispetto al tema, qual è Astra Ricerche, presieduto dal sociologo Enrico Finzi. L'indagine commissionata è la più ampia e profonda tra quelle effettuate nel settore, sia per la grandezza del campione che per il numero delle domande. L'intero questionario è a disposizione di chiunque sia interessato. Le precedenti ricerche hanno sempre dato per maggioritari i contrari alla caccia rispetto ai favorevoli, questo studio svela una realtà diversa: la maggioranza degli italiani (55%) non è contraria alla caccia regolamentata e sostenibile. I dati dimostrano che c'è una connessione forte tra la scarsa conoscenza della materia – il 45% dei nostri connazionali non sa niente o quasi dei limiti alla caccia imposti dalle normative attuali; il 28% ne conosce solo alcuni; non più del 27% risulta ampiamente informato – e un'opinione non favorevole alla caccia e ai suoi praticanti. "Questa indagine – afferma il presidente CNCN, Alessandro Tamburini – rappresenta il primo passo di un percorso di conoscenza e analisi che il mondo venatorio vuole intraprendere per meglio comprendere il rapporto della società con l'attività venatoria, valutarne le esigenze e le preoccupazioni per potere dare risposte adeguate sia dal punto di vista dell'informazione che delle iniziative concrete". "I risultati della ricerca – dichiarano le Associazioni venatorie riunite in FACE Italia – oltre ad essere confortanti e costituire eventualmente un importante presupposto per l'individuazione di nuove e utili strategie di politica venatoria per Face Italia, sono la risposta alla necessità di recuperare una misura indispensabile sulla percezione del tema caccia da parte degli italiani. Soprattutto alla luce dell'uso strumentale di gran parte delle ricerche commissionate già con lo scopo di ottenere un risultato ben prefigurato e quindi quantomeno discutibili sul piano dei metodi e dell'obbiettività. Una base indispensabile sulla quale fondare le richieste e la difesa dei diritti di un mondo venatorio formato da persone responsabili ed equilibrate. E soprattutto lontano da quella immagine stereotipata che vuole i cacciatori vecchi e arretrati. Tanti sono i giovani, colti e dinamici. Un mondo, quello della caccia, inserito nella società, che deve solo riuscire nello sforzo di farsi conoscere meglio". "L'indagine demoscopica che abbiamo realizzato – specifica Enrico Finzi - è stata la più ampia svolta in Italia sia per vastità del campione (oltre 2000 interviste), sia per numero e tipo di domande: approfondendo meglio del solito questa tematica è emerso che il Paese è ostilissimo alla caccia 'selvaggia' ma, in maggioranza, accetta l'attività venatoria normata, limitata, responsabile e sostenibile (che però spesso non sa esistere già). In effetti gli 'opposti estremismi' dei cacciatori che rigettano ogni vincolo e degli anti-caccia 'fondamentalisti' non ottengono il consenso degli italiani, i quali esprimono una posizione moderata e per così dire 'centrale' tra i due estremi".

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LA BULGARIA DIVENTA MEMBRO DEL CIC

Con una lettera datata 28 gennaio 2011 il dr. Miroslav Naidenov, Ministro dell’Agricoltura e dell’Alimentazione della Repubblica di Bulgaria, ha chiesto al Presidente del CIC, Bernard Lozé, di accettare la domanda di iscrizione della Bulgaria nel CIC. “Il CIC è fiero di aver ricevuto la domanda da parte della Repubblica di Bulgaria per divenire Stato membro del CIC, poiché la Bulgaria è un Paese famoso anche per i circoli venatori, con grandi tradizioni nella gestione sostenibile e nella conservazione della fauna selvatica”, sono stati i primi commenti di Bernard Lozé al ricevimento della domanda. “Sono lieto di vedere questa richiesta anche quale risultato delle due visite di alto livello di una delegazione del CIC a Sofia lo scorso anno, quando siamo riusciti ad ottenere degli incontri importanti con il Ministro dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, dr. Miroslav Naidenov, il Primo Ministro della Repubblica di Bulgaria, Boyko Metodiev Borisov, e il Presidente della Repubblica, dr.Georgi Parvanov. Il CIC non vede l’ora di ricevere la delegazione del suo nuovo Stato membro durante l’imminente A.G. di San Pietroburgo (12-15/05/2011) per parlare dei progetti per il futuro e di una proficua collaborazione.”

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Queste notizie, per una libera diffusione, citando la fonte, sono state redatte
dal dr. Massimo Marracci, Segretario della Delegazione CIC Italia,
Via Sebastiano del Piombo, 19, tel./fax 02/48519214, E-mail: cicitalia@libero.it
Si ringrazia, sin d’ora, per l’invio di ogni ritaglio stampa in cui si parli del CIC.